Nella struttura c’è una piccola spa attrezzata con piscina idromassaggio, sauna e bagno turco, che può accogliere un massimo di 15 persone alla volta per ogni turno (con turni di 2 ore).

Telefona una cliente: “Buongiorno, ho prenotato la scorsa settimana un ingresso di due ore alla spa a nome * per domani alle ore 17.00.”
“Sì, vedo la sua prenotazione. Posso aiutarla?” Dentro di me pensavo volesse annullare la prenotazione, non sarebbe stata ne’ la prima ne’ l’ultima, visto il panico crescente anche se noi NON siamo in una delle zone rosse per il coronavirus e non vi è ancora nessun caso di contagio.
“Sì, vorrei chiederle di farmi avere via mail i certificati di buona salute degli altri che ci saranno con me in spa.
Io, allibita: “Come, scusi?”
“I certificati medici delle altre persone al turno delle 17.00 domani. Tutte le persone. Meglio ancora se me li mostra in originale quando vengo lì. Devo essere certa di non fare il bagno con gente infetta. Voglio controllare io stessa i certificati, eh! Non mi basta che sia lei a dirmi che sono tutti sani!”

Io sempre più allibita.
“Ma signora, noi non possiamo richiedere i certificati medici di ogni ospite che viene alla spa. Non è proprio possibile.”
“Come non è possibile? Certo che sì. Lo fanno tutti! Io li voglio controlllare di persona prima di entrare. Ne ho il diritto! Siamo in emergenza!”
“Signora, le ripeto che la sua richiesta è impossibile da soddisfare. Noi non chiediamo ai nostri clienti di farsi testare prima di venire alla spa. E se anche lo facessimo di certo non potremmo mostrare a lei i dati medici di altre persone.”
“E’ assurdo! Siete gli unici a non volermi dare i test! Non esiste proprio! Siete matti! Venire da voi è un suicidio! Annullo la prenotazione!!”
E mette giù.
Beh, almeno il finale l’avevo immaginato giusto.