Sono al primo piano, nel reparto bimbo. Da lì si vede bene l’ingresso e gran parte del piano inferiore: una visuale che, col tempo, mi ha permesso di sviluppare un radar per capire già a occhio che tipo di cliente sta entrando.

Quel pomeriggio, vedo arrivare una donna sulla quarantina, look decisamente eccentrico: giacca con colori sgargianti, pantaloni larghi a fantasia, orecchini enormi che oscillano a ogni passo. In mano, il cellulare. Entra senza degnare di uno sguardo nessuno, niente “buongiorno” o “salve”, e si muove tra gli espositori come se stesse cercando qualcos’altro… ma non di certo vestiti per bambini.

Passa davanti a diverse scaffalature senza neppure sfiorare una maglietta, lo sguardo che salta dal telefono all’ambiente circostante, come se stesse cercando… chissà cosa. Poi, lentamente, sale la scala che porta al mio piano.

Arriva vicino a me, ma neanche un cenno di saluto. Continua a girare, a guardarsi intorno e, soprattutto, a fissare lo schermo del suo telefono. A quel punto, con il mio solito tono cortese, le chiedo:
“Posso aiutarla?”