Anni fa abitavamo in affitto al piano terra di una casa a due piani. Bella sistemazione, tranquilla, se non fosse stato per un piccolo “effetto collaterale”: sopra di noi viveva il proprietario, ortolano instancabile che coltivava l’orto tutt’attorno e vendeva frutta e verdura direttamente ai clienti.
Il problema? Quando lui non era al bancone, la gente arrivava lo stesso e, non vedendolo subito, decideva che la cosa più logica fosse… suonare al nostro campanello.
“Dove posso trovare l’ortolano?”
Era diventata la frase più ripetuta della mia infanzia, seconda solo a “fai i compiti”.
All’inizio era quasi divertente. Poi però la scena si ripeteva cinque, sei volte al giorno. Mia madre non ne poteva più: stava stirando, BZZZ, “scusi, l’ortolano?”. Stava cucinando, BZZZ, “l’ortolano dov’è?”. Un giorno le hanno perfino suonato mentre era in accappatoio. Basta, si disse.
E così prese un bel cartoncino, ci scrisse a caratteri cubitali:
“L’ORTOLANO ABITA AL PIANO DI SOPRA.”
Lo attaccò proprio accanto al campanello.
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