Qua, ci troviamo davanti ad un fatto molto curioso e altrettanto interessante. Il rispetto per il lavoro altrui e soprattutto il rispetto per la proprietà privata. Si può andare a pensare che avendo avanti una campo coltivato di qualsiasi cosa, il semplice fatto che è coltivato fa capire che c’è gente che si occupa, ma comunque si può andare a pensare che davanti a questa grande area di verde non ci sia nulla di male a prendere qualche frutto. Si può anche pensarlo. Però, nel momento che uno ti sorprende con “le mani nel sacco”, non ti vai a giustificare dando ancor di più giudizi se la pianta sia arrivata al grado di essere consumata, ma si ha l’umiltà se si ha fame, di chiedere se può prenderlo! Questo quanto segue:

Molti anni fa mio padre aveva avviato una piccola azienda agricola per la coltivazione di asparagi con metodo biologico quando ancora non andava di moda.
Arrivando di fronte al campo era evidente che ci fosse dietro un’organizzazione: c’era una piccola roulotte che veniva utilizzata come magazzino, i teli neri per coprire gli asparagi bianchi e un ordine che faceva capire che c’era dietro la mano dell’uomo.
Dal momento che il campo sorgeva lontano da casa, dovevamo raggiungerlo in auto e ogni tanto andavamo a controllare che fosse tutto in ordine, anche perché da qualche tempo gli asparagi avevano iniziato a diminuire.
Una sera andai con mia madre e trovammo una signora china sulle file di asparagi, intenta a raccoglierli. Mia madre le si avvicinò e molto gentilmente le chiese:
“Trova niente?”.
La signora non si voltò neppure, scrollò le spalle con indifferenza.
“Bah, poca roba …”.
All’improvviso, l’intuizione.
Restò immobile, fulminata da quella scoperta.
Si voltò lentamente, quasi spaventata.
“Ah … perché … lei è la proprietaria?”.
Mia madre non si scompose.
“Veramente sì”.
“Ah … pensavo fosse incolto”.