Lavoro in termoidraulica da quasi vent’anni. Ho iniziato come ragazzo di bottega, quello che spazza il pavimento e impara più dagli errori che dai manuali. Poi magazziniere, tra scatoloni, codici impossibili e clienti che “me ne serve uno uguale ma diverso”. Ora sono banconista: la fase finale dell’evoluzione, quella in cui non sollevi più tubi ma sopracciglia, soprattutto quando si parla di prezzi.
E lì iniziano i dolori.
Non fisici, no. Quelli dell’anima.
Entra un signore sull’ottantina, cappotto lungo, cappello in testa anche se siamo al chiuso. Passo lento ma sguardo vigile. Uno che ha visto più inverni di quanti ne ricordi io.
— Mi serve il prezzo di una caldaia — dice — perché la mia sta andando a miglior vita.
Classico. La caldaia non muore mai di colpo, “va a miglior vita”, come se avesse deciso lei.
Parto deciso e gli propongo il top di gamma. Niente di folle, per carità: alta efficienza, affidabile, una di quelle che monti e dormi sereno per vent’anni.
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