Scuola guida, ufficio rinnovi patente.
Giornata tranquilla, scartoffie, gente che arriva con le fototessere ancora calde di macchinetta automatica, qualcuno che dimentica sempre un documento e torna indietro col broncio.
Io do a un cliente il certificato anamnestico da compilare: il solito modulo con le domande standard — problemi cardiaci, diabete, patologie endocrine, depressione, alcolismo… insomma, l’elenco delle sfighe mediche più classiche. Basta mettere una crocetta sul sì o sul no.
Glielo passo, spiegando:
— “È un’autocertificazione, deve compilarla lei in base al suo stato di salute.”
Lui lo prende, lo guarda come se fosse un cruciverba difficile, poi mi fissa e chiede:
— “Ma quindi… cosa mettere? Ho qualche patologia?”
Io resto un attimo in silenzio, incredula.
Con il tono più gentile che riesco a recuperare:
— “Non lo so, non la conosco. Deve compilarla lei, in base al suo stato di salute.”
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