Lavoro per un motore di ricerca per case vacanze che raccoglie e mostra più di 11.000 offerte. Tradotto: passo le giornate al telefono con persone che hanno visto “quella casa lì” e la vogliono subito… ma senza mai avere sottomano i dati giusti.
Il mio lavoro è un po’ come giocare a battaglia navale: loro sparano a caso (“È quella con la piscina azzurra, con le palme!”) e io cerco di indovinare di quale proprietà stiano parlando.
Quel sabato mattina, il telefono squilla.
Rispondo col tono di chi ha già preparato il caffè numero tre.
«Buoggiòrno… ho visto su internette quell’appartamento a Olbia… 80 metri, due camere… eh… volevo informazioni».
Classico.
Prendo la scheda cliente e rispondo con la mia frase preferita (ormai recitata come un mantra zen):
«Certo, signore. Mi può dire il codice identificativo della proprietà? Lo trova in alto a destra dell’annuncio».
«Sì, un attimo».
Mi aspetto il classico click-click del mouse e la lettura del codice. Invece parte una sinfonia domestica: rumore di sedie spostate, passi pesanti, un “Mariaaa, dov’è quel coso?”, fruscii di giornali, e persino il rumore di un frigorifero che si apre.
Io resto lì, con la cuffia incollata all’orecchio, fissando lo schermo come se potesse darmi pazienza.
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