Me la racconta mio padre, ridendo sotto i baffi, l’ultima volta che mi ha accompagnata in aeroporto.
Lui, con la calma di chi ne ha viste di ogni, mi tiene compagnia finché non arriva l’ora dell’imbarco e, per ammazzare il tempo, mi dice:
— «Te la devo raccontare, l’ultima che mi è capitata al negozio.»
Quel giorno, dovendo assentarsi per qualche ora, aveva affisso un cartello grande, scritto con pennarello nero su foglio bianco, incollato dritto sulla porta d’ingresso:
“Oggi apertura alle ore 17:00”
Chiuso, chiaro, inequivocabile.
Lettere belle grandi, niente margine per l’interpretazione.
Ore 15:00 – prima telefonata.
Il cellulare squilla.
Mio padre risponde, con la voce di chi si aspetta una richiesta qualunque tranne quella che sta per arrivare.
— «Ciao! Io sono qua davanti al negozio…»
— «Ah, bene. Hai visto il cartello?»
— «Sì, sì…»
— «E cosa dice?»
— «Che apri alle 17.»
— «E adesso che ore sono?»
— «Le 15…»
— «E quindi?»
— «E niente… farò un paio di giri e poi torno.»
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