La gente pensa che lavorare in supermercato significhi solo passare codici a barre e dire “vuole il sacchetto?” otto ore al giorno.

No.

Lavorare in supermercato significa soprattutto assistere dal vivo al collasso del pensiero logico umano.

Periodo delirio collettivo da disinfettanti.
Scaffali vuoti.
Persone che giravano col carrello pieno come se dovessero sopravvivere tre inverni in una baita senza elettricità.
Vecchi che litigavano per l’ultimo pacco di lievito.
Una signora che aveva nascosto l’amuchina nel reparto surgelati “per tenerla da parte”.

Io ero in cassa da sei ore.
Mascherina addosso.
Mani secche dal gel.
Mal di testa.
E soprattutto quella voce registrata ogni dieci minuti:

“Si invita la gentile clientela a mantenere la distanza di sicurezza.”

Che ormai mi parlava direttamente nell’anima.

A un certo punto arriva LEI.

Elegante.
Capello perfetto.
Occhiale enorme.
Profumo fortissimo che riusciva a coprire persino l’odore del banco pesce.

Appoggia sul nastro qualcosa tipo quattro flaconi giganti di disinfettante.

Non uno piccolo.
No.

Quelli industriali.
Praticamente un bidone per sterilizzare una sala operatoria.

Io la guardo.
Guardo i flaconi.
Guardo il cartello appeso dietro di me grande quanto una finestra:

“MAX 1 PEZZO A CLIENTE”

E con la calma zen di chi non ha più energia nemmeno per discutere le faccio:

“Signora mi dispiace ma posso venderle un solo flacone per persona”

Lei sorride.
Quel sorriso da gente convinta che le regole siano cose decorative.

“Come scusi?”

“C’è il limite di acquisto”

“Ah”

Silenzio.

Dietro di lei la fila iniziava già a sbuffare.
Uno tossiva in modo inquietante.
Un bambino stava leccando il divisore della cassa mentre la madre guardava TikTok.

Io ripeto:

“Così resta prodotto anche per gli altri clienti”

Lei allora si piega leggermente verso di me come se stesse per rivelarmi un segreto di stato.

E mi fa:

“Sì però io ho la casa al mare.”