Davanti alla cassa uno avevano piazzato un enorme espositore di capsule per il caffè. Su ogni confezione, sia davanti sia di lato, campeggiava la scritta: “COMPATIBILE CON MACCHINA NESPRESSO”. Talmente grande che si leggeva praticamente dall’ingresso.
Una signora prese una scatola, la rigirò tra le mani e mi chiamò.
“Scusi, non capisco se queste capsule sono compatibili con la Dolce Gusto.”
Presi la confezione e le indicai la scritta.
“No, signora. Vede? Sono compatibili con le macchine Nespresso.”
Lei lesse, poi guardò me.
“Sì, però non c’è scritto che non sono compatibili con la Dolce Gusto.”
“Perché c’è scritto con quale macchina sono compatibili. Sono due sistemi diversi.”
“Io però ho la Dolce Gusto e, secondo me, potrebbero andare bene.”
Provai a spiegarle che le capsule avevano anche una forma differente e che Dolce Gusto era un altro sistema, prodotto da Nescafé.
“Sarà, ma se davvero non vanno bene dovrebbero scriverlo chiaramente.”
A quel punto girai nuovamente la scatola, cercando una frase capace di escludere, una per una, tutte le macchine da caffè esistenti sul pianeta.
Lei rimise la confezione sull’espositore, ancora poco convinta.
“Comunque potrebbero essere compatibili lo stesso.”
Non le comprò, per fortuna. Ma se ne andò con la certezza che il problema non fosse la capsula sbagliata: era la confezione a non averle dato abbastanza ragione.
Ma io dico: “Perchè?”
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