Studio fotografico. Anno 2015.

Stage scolastico, studio fotografico, ho sedici anni e penso di stare imparando un mestiere.

In realtà sto imparando qualcosa di completamente diverso.

Entra un signore, mi vede dietro il banco e la sua espressione dice tutto. Cerca qualcuno con più anni addosso. Non lo dice, ma lo pensa forte.

“Buongiorno.”

“Buongiorno! Posso aiutarla?”

Pausa. Si guarda intorno.

“Vorrei un ritocco su una foto.”

“Certo, mi faccia vedere.”

Tira fuori una stampa sgualcita, formato 15×20. Gruppo di persone, giardino, gita di famiglia. Me la porge indicando un punto preciso con l’indice.

“Vorrei che in questa foto ci fosse anche questa signora.”

Guardo la foto.

La signora indicata è per tre quarti coperta da un albero. Si vede un orecchio. Forse mezza spalla. Qualcosa che potrebbe essere un gomito.

“Capito. Ha una foto di questa signora? Prendiamo il volto, lo inseriamo, aggiustiamo le proporzioni.”

“Ma è lì.”

“Sì, la vedo. È dietro l’albero.”

“Appunto.”

“Signore, se tolgo l’albero non appare la signora. Dietro l’albero c’è…. l’albero. Mi serve una sua foto per poterla inserire.”

“Ma è lì dietro.”

“Lo so. Ma quella parte della foto non esiste. La fotocamera non vede attraverso gli alberi.”