Lavoro nell’ufficio consegne di un negozio di arredamento.

Qualche anno fa dovevo fissare la consegna di un divano e, controllando l’ordine, noto subito un dettaglio: non era un modello componibile, ma un enorme blocco unico.

Di quelli che o passano al primo colpo oppure iniziano i problemi.

Così, per scrupolo, chiamo la cliente.

“Buongiorno signora, la contatto per concordare la consegna del divano.”

Perfetto, data e orario vanno bene.

Prima di chiudere la telefonata faccio la domanda che faccio sempre in questi casi.

“Signora, ha verificato che le misure della porta e delle scale permettano il passaggio del divano?”

Dall’altra parte qualche secondo di silenzio.

“No.”

“No?”

“No, perché avrei dovuto controllare?”

“Beh… per essere sicuri che il divano riesca a entrare in casa.”

La risposta arriva immediata.

“A me nessuno ha detto che il divano doveva passare dalla porta.”