Mi si avvicina un cliente con passo deciso, lo sguardo di chi ha già tutto in mente. Si ferma davanti al bancone e, senza nemmeno salutare, mi spara:
– Mi fai un panino con wurstel, formaggio, cipolla croccante, funghi e patatine.
Tutto in un fiato. Nessun dubbio, nessuna esitazione. L’uomo sa cosa vuole.
Mi metto all’opera. Taglio il panino, scaldo il wurstel, faccio fondere il formaggio, aggiungo i funghi trifolati, le cipolle croccanti, una manciata di patatine fritte ben calde… Lo chiudo con cura, lo avvolgo nella carta, glielo porgo con un sorriso.
– Ecco a te, sono 4 euro!
Ed è lì che succede. Cambia faccia, come se gli avessi appena detto che doveva ipotecare la casa per pagare un panino.
– Quattro euro?! Ma è troppo, non puoi farmelo pagare così tanto!
Lo guardo un attimo per capire se stesse scherzando. No. Serissimo. Indignato come se gli avessi chiesto un rene come extra.
– Guardi che a me l’attività serve per vivere, non per fare beneficenza, gli rispondo, cercando di mantenere un tono pacato.
Lui però rincara la dose.
– Sì ma non puoi chiedere 4 euro per un panino che a te, sì e no, costa 20 centesimi!
E lì mi si ferma il cervello un attimo. 20 centesimi? Solo la cipolla croccante che uso costa più. Ma lui niente, prosegue nella sua crociata contro il capitalismo da bancone.
– Vabbè, se proprio proprio, con tutta la preparazione che c’è dietro, ti costerà massimo 50 centesimi. Ci margini troppo, non va bene!
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