Faccio il corriere.
Quella di ieri è stata una giornata piena di consegne, di quelle in cui il GPS ti porta in posti che non sapevi esistessero e il citofono sembra più un optional che un reale strumento di comunicazione.
Arrivo all’indirizzo indicato. Suono al citofono: silenzio assoluto.
Ok, procedura standard: prendo il telefono e chiamo il numero di riferimento.
Risponde una voce femminile, già carica di irritazione come se le avessi appena interrotto un momento mistico:
— «Sì???»
— «Salve signora, sono il corriere, sono qui all’indirizzo per consegnare il pacco.»
— «Ah… sì… ok… mmm… potrebbe passare più tardi? Ora sono molto impegnata, sa.»
Molti miei colleghi, a questo punto, avrebbero gentilmente detto “no” e avrebbero rimandato la consegna al giorno dopo. Io, invece, troppo buono — o troppo ingenuo — rispondo:
— «Va bene signora, vado a finire altre consegne e poi ripasso. Tra un’oretta, più o meno.»
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