23 dicembre: negozio pieno di gente, il telefono squilla in continuazione, il tutto mentre io e le mie colleghe corriamo per il laboratorio in modalità “Bianconiglio”.
Parliamo praticamente da sole e sforniamo quantità industriali di pane lasagne panettoni e pandori.
La mia collega al banco mi passa il telefono che io incastro prontamente tra l’orecchio e la spalla, nel frattempo controllo la lievitazione dei panettoni.

Al telefono è Lei, la signora Pincopallina, una specie di figura mitologica a metà tra una donna ed una cornetta telefonica, che solitamente trattiene al telefono per ore e ore.

“Buongiorno, devo ordinare una torta per domani.”
“Buongiorno signora, a che gusto la desidera?”
“Inizialmente pensavo con crema e fragole, siccome però viene mia cugina dal Canada magari la preferisce al cioccolato.”

“Perfetto signora, per quante persone?”
Chiedo mentre mi ustiono entrando una teglia rovente dal forno.
“Dovremmo essere in otto, ma mio marito non mangia e se vengono anche i nipotini forse saremo in dieci.”
“Perfetto, gliela facciamo da un chilo allora?”
“Anche di più! Di solito ne porto un pezzo ai miei vicini che solo soli, i loro figli sono lontani e…”

(Seguono 10 minuti buoni nei quali la signora riassume i rapporti col vicinato degli ultimi 10 anni)
“Va benissimo signora! Ho preso nota, ci vediamo domani allora.”
Mentre parlo cerco di infornare i panettoni con una mano sola, tentando di non far cadere le teglie.
“Ma lei che dice” – chiede di nuovo la signora – ” forse è meglio alle fragole? No perché mia cugina lo adora ma a me non piace molto, e poi..”.

(Seguono racconti sui gusti per le torte del suo intero albero genealogico)
“Signora, mi perdoni ma ho il negozio affollatissimo di clienti, allora come la desidera la torta?”
“Ancora non ho deciso, chiamo più tardi? È impegnata in questo momento?”
Mi scappa un sorriso: “signora, le posso dire che se morissi ora non avrei il tempo per prendere parte al mio funerale!”