Abbiamo chiuso per ferie con due giorni di anticipo.
Decisione sofferta, ponderata, annunciata con settimane di preavviso.
Cartello ENORME sulla porta: CHIUSO PER FERIE.
Luci spente.
Saracinesca quasi abbassata.
Io in jeans, felpa, capelli raccolti male e guanti di gomma, inginocchiata a svuotare e asciugare i pozzetti per evitare ristagni e cattivi odori.
Scenario chiarissimo, direi.
A un certo punto sento bussare.
Non il classico toc-toc timido. No.
Un bussare convinto. Determinato. Fiducioso.
Alzo lo sguardo, straccio in mano.
Davanti a me un signore sorridente.
“Scuuusi signorina, un gelato alla crema!”
Così. Come se fossimo in pieno agosto, ore 18, fila fuori dalla porta.
“Buongiorno signore! Le chiedo scusa, ma siamo chiusi per ferie!”
Sorrido. Indico il cartello. Indico le luci spente. Indico me stessa vestita da addetta alle pulizie post-apocalisse.
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