Nel punto vendita di prodotti per il giardinaggio vendevamo a prezzo ridotto i sacchi di terriccio danneggiati. Contenevano un po’ meno materiale, ma per molti clienti erano comunque convenienti.

Un pomeriggio telefonò un uomo chiedendo se avessimo ancora alcuni sacchi in offerta. Il ragazzo che rispose confermò che ne erano rimasti 3 o 4 e gli chiese se volesse lasciarci un nome per la prenotazione. Lui rispose che non avrebbe dato le sue generalità per telefono, disse che sarebbe arrivato presto e riattaccò.

Nel frattempo passò un’altra cliente, vide i sacchi e li acquistò. Quando l’uomo arrivò, scoprì che erano terminati e, dopo essersi lamentato, decise di comprare alcuni sacchi integri a prezzo pieno. Invece di rivolgersi al responsabile, però, raggiunse 2 addetti nel piazzale e cominciò a insultarli.

Specifico che gli addetti in questione erano 2 ragazzi di 17 anni, da noi per il PCTO, quella che una volta si chiamava alternanza scuola-lavoro.

Era la loro primissima esperienza e stavano aiutando un collega a trasportare la merce fino all’auto con un carrello. Quando il collega si allontanò per recuperare gli altri sacchi, il cliente approfittò di quei pochi minuti per prendersela proprio con loro. Un vero codardo.

“Vi avevo telefonato. Siete incapaci persino di tenere da parte 4 sacchi.”

Fermai il carico e gli chiesi perché stesse parlando in quel modo ai ragazzi.

“Perché hanno venduto la mia roba.”

“Non era roba sua. Le abbiamo proposto di prenotarla, ma lei si è rifiutato di lasciarci il nome. Come avremmo dovuto tenerla da parte?”

Lui riprese a inveire. Cominciai allora a togliere dal bagagliaio i sacchi già caricati e gli dissi che avrei annullato l’acquisto.

Il tono cambiò all’istante.

“No, quelli mi servono.”

“Allora si comporti da adulto e non provi mai più a insultare i ragazzi.”

Rimase finalmente in silenzio e, visto che aveva smesso di aggredirli, completammo il carico. Se fosse entrato con calma, probabilmente gli avrei applicato comunque un piccolo sconto per il disguido. Dopo quella scenata, invece, pagò il prezzo regolare fino all’ultimo centesimo.

Quando uscì dal parcheggio parlai con entrambi i ragazzi. Non si aspettavano certo che la loro prima esperienza lavorativa comprendesse anche un adulto che urlava contro di loro per 4 sacchi mai prenotati. Gli spiegai che nessuno era tenuto a sopportare aggressioni: al primo insulto dovevano interrompere il servizio e chiamarmi.

Da quel giorno ogni prenotazione telefonica venne registrata con nome, quantità e orario limite. Una procedura nata perché un “adulto” non aveva voluto dire come si chiamava.