In vent’anni di antenne pensavo di averle sentite tutte, poi una mattina un contadino delle Crete mi ha telefonato per farsi installare il demonio.
“Pronto? Senta, lei fa l’antenne? Perché io c’avrei bisogno…”
“Mi dica pure, sono qua.”
Lo sento prendere fiato, e poi abbassa la voce, quasi si vergognasse.
“Ecco, io c’ho già tutto quanto in casa, ma per vedé bene bene m’hanno detto che ci vò un coso, un affarino…” e qui, in un soffio, “i’ demonio.”
Resto con la cornetta a mezz’aria, mordendomi il labbro per non ridere.
“Mi scusi, forse ho capito male… cosa dovrei montarle?”
“E che ne so io! Quelli del telefono m’hanno detto così… com’era… l’iddemonio, i’ demonio, si chiama a codesta maniera lì. Per vedé le partite, dai!”
“Guardi, sarò rimasto indietro, ma il demonio, per quanto ne so, le partite non gliele fa vedere di sicuro…”
“Mah… chennesòio, iddemonn, lòddemon… boh!”
Il demonio, alla fine, altro non era che il servizio on demand di Sky. Gliel’ho spiegato con calma, lui borbottava contento dall’altra parte, e ho riappeso che ancora ridevo da solo.
Dai vigneti del Brunello, passo e chiudo.
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