Nel negozio sportivo arriva una madre con il figlio di circa 15 anni. È il primo giorno dei saldi e il ragazzo prova diversi capi, mentre lei rimane davanti ai camerini a commentare tutto.
Ogni volta che lui esce, trova qualcosa che non va.
“Questi pantaloni gli fanno vedere le cosce troppo grosse.”
Poi passa a una maglietta.
“No, questa gli allarga ancora di più le spalle.”
Con il capo successivo tocca alle braccia.
“Vedi? Ha anche le braccia grosse. Non gli sta bene niente.”
Io osservo il ragazzo e non vedo tutti quei difetti. È un adolescente assolutamente normale, anzi, sembra piuttosto in forma. Lui, però, incassa ogni commento senza rispondere e torna ogni volta nel camerino.
A un certo punto si riveste e si dirige verso l’ingresso del negozio, dove abbiamo esposto i costumi da mare. La madre rimane con me in fondo al locale e continua a guardarlo da lontano.
Improvvisamente cambia espressione.
“No, vabbè. Io lo ammazzo.”
Tira perfino un pugno sul tavolino vicino ai camerini.
Mi allarmo e cerco di capire che cosa abbia combinato il ragazzo.
“Che cosa è successo?”
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