Erano le sette passate di un pomeriggio d’agosto che sembrava non finire mai, l’agenzia viaggi ormai vuota.

Io e la mia titolare ci eravamo finalmente sedute a riordinare gli appuntamenti del giorno dopo.

Suona il campanello.

Entra una donna con un bambino di quattro o cinque anni, lo piazza sul divano bianco in pelle vicino all’ingresso e gli dice, senza nemmeno guardarlo:

“Amore, stai buono seduto qui che mamma chiede due cosine.”

Ho pensato, ingenua, che fosse una di quelle madri attente, capaci di tenere fermo un figlio per cinque minuti senza che il mondo crollasse.

Ci mettiamo a parlare di voli, hotel, coincidenze.

Proprio mentre elencavo le date la mia titolare si blocca a metà frase, si gira di scatto e quasi urla:

“Signora, il bambino sta scrivendo con una penna sul divano!”