Avevo tre piatti caldi sull’avambraccio, un cestino del pane nella mano sinistra e altri due tavoli che aspettavano. Mentre attraversavo la sala sentii un fischio secco alle mie spalle.

Non mi voltai. Pensai provenisse dalla strada o fosse rivolto a un amico. Il fischio si ripeté, più forte. Poi arrivò il richiamo.

“Ehi! Dico a te. Vieni qui che dobbiamo ordinare.”

Il cliente sedeva a un tavolo da quattro. Gli altri tre abbassarono lo sguardo con evidente imbarazzo. Io continuavo ad avere addosso tre portate che si stavano raffreddando.

Gli dissi che avrei consegnato i piatti e sarei tornato subito.

“Ti ho chiamato due volte. Quando un cliente chiama, devi rispondere.”

A quel punto mi fermai. “Le persone si chiamano con un ‘mi scusi’. Con il fischio si chiamano i cani.”

Il tavolo diventò silenzioso. Portai le pietanze ai destinatari, controllai che fosse tutto in ordine e, meno di un minuto dopo, tornai con il blocchetto. Mi aspettavo una scenata o la richiesta di parlare con il responsabile.