Bar, ore 7,30 di un lunedì mattina di febbraio. Un bel casino: il collega mi ha dato buca all’ultimo momento e sono sola dietro al bancone.

C’è tanta gente, bambini che si fermano a fare colazione prima di scuola, uomini e donne diretti al lavoro. Sono sudata nonostante la t-shirt e il freddo fuori.

Entra un ragazzo più o meno della mia età, venticinque, ventisei anni.

“Buongiorno, prego mi dica.”

“Un gaffè gombret.”

Lo guardo un secondo, cercando di capire se avessi sentito bene.

“Scusi, non ho capito. Può ripetere?”

“Un gaffè gombret.”

Provo un’interpretazione al buio.

“Mi perdoni, può ripetere? Con brandy?”

Fa cenno di sì con la testa, convinto.

Preparo il caffè, ci aggiungo il brandy, glielo metto sul bancone.

“E o latt arò sta?”

Il latte dov’è, traduco mentalmente.