Premetto una cosa.

Per anni ho lavorato nella ristorazione e ho sempre pensato che i clienti più strani fossero quelli che entrano in un ristorante.

Poi ho cambiato lavoro e sono passato in un negozio di animali.

E ho capito che mi sbagliavo.

Di molto.

Una mattina entra una signora con le figlie, trafelata, già nervosa e con quell’aria di chi ha deciso che il tuo tempo vale meno del suo.

“Buongiorno, avrei bisogno di tutto l’occorrente per l’arrivo di un gattino, però ho poco tempo quindi si sbrighi.”

Partiamo bene.

Comunque faccio il mio lavoro e inizio a spiegarle tutto quello che serve.

Lettiera, sabbia, ciotole, trasportino, tiragraffi, cibo, giochi.

Venti minuti abbondanti passati a rispondere a domande e a consigliarla nel modo migliore possibile.

Alla fine, quando pensavo di aver finito, mi chiede anche una cuccia da esterno e una coperta.

“Così d’inverno lo lascio sul balcone.”

Resto qualche secondo in silenzio.

“Signora, non può lasciare un gattino sul balcone tutto l’inverno. Potrebbe ammalarsi seriamente.”

Lei però non sembra minimamente preoccupata.

“Ma mi hanno detto che i gatti sono autonomi, si lavano da soli e hanno il pelo.”

A quel punto sento la mia pazienza iniziare ad abbandonarmi lentamente.

Così provo a usare un esempio semplice.

“Signora, anche noi abbiamo i peli, ma dubito che sopravviveremmo volentieri a un inverno intero sul balcone.”

Niente.

“Beh, io sul balcone non ci starei.”

“Appunto.”