il mio non è un negozio vero e proprio, è più un laboratorio artigianale. Di quelli dove si lavora davvero: banco, attrezzi, forno, pezzi di vetro ovunque e il profumo del lavoro fatto a mano. Io e mio marito lavoriamo il vetro di Murano. O meglio, lo lavoravamo prima che arrivassero periodi in cui siamo stati costretti a chiudere.

Il bello del laboratorio è che la gente entra spesso per curiosità. Il brutto è che la curiosità, a volte, prende strade molto… creative.

Negli anni abbiamo collezionato una quantità di domande che meriterebbe un libro.

La mia preferita rimane una delle più semplici.

Una signora entra, guarda un oggetto, lo gira tra le mani e poi chiede con assoluta naturalezza:

“Di che materiale è questo vetro?”

Io la guardo un attimo, cercando di capire se sia una domanda filosofica o una trappola linguistica.

“È… vetro.”

Lei annuisce molto seria, come se avessimo appena chiarito un concetto particolarmente complesso della chimica dei materiali.

Un’altra volta entra un signore con un’idea molto precisa.

“Vorrei fare un regalo per una nuova attività.”

“Perfetto, cosa aveva in mente?”

“Pensavo a un crocifisso.”

Lo accompagno verso alcuni pezzi che realizziamo in vetro. Lui li osserva attentamente, poi sospira.

“Ma ne avete solo di vetro?”

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