Estate 2020, piena epoca di mascherine, distanze misurate a occhio e regole che cambiavano più velocemente delle previsioni del tempo.
Devo pagare un bollettino e vado all’ufficio postale del paese. È piccolo, di quelli con due sportelli, tre sedie e abbastanza spazio perché quattro persone riescano già a darsi fastidio a vicenda.
Per le restrizioni possono entrare soltanto tre clienti alla volta. Tutti gli altri aspettano fuori.
Quando arrivo ci sono una decina di persone davanti a me e faccio subito il calcolo: almeno mezz’ora, probabilmente di più. Gli sportelli non sono famosi per la velocità e nessuno ha voglia di discutere, quindi ci organizziamo come si faceva ormai da mesi.
“Lei dopo chi è?”
“Dopo il signore con la maglia blu.”
“Perfetto, allora io sono dopo di lei.”
Niente numeretti. La fila siamo noi.
A un certo punto arriva una signora che ha tutta l’aria di essere in vacanza. Si guarda intorno, vede le persone ferme lungo il marciapiede e invece di mettersi in coda va direttamente verso l’ingresso.
Poi si gira.
“Scusate, dove si prende il numero?”
Una signora davanti a me le risponde con tranquillità:
“Non si prende. Bisogna fare la fila qui fuori.”
La turista aggrotta la fronte.
“Come sarebbe che non si prende?”
“Con le regole per il Covid fanno entrare poche persone alla volta. Ci ricordiamo noi l’ordine.”
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