Lavoro in un negozio di scarpe artigianali da più di dieci anni, quindi ormai certi clienti li riconosci appena entrano: quelli che non vogliono davvero comprare, vogliono solo farti pesare che secondo loro capiscono più di te. Oggi entra questo tipo, telefono in mano e faccia scocciata, si guarda intorno e mi dice subito che cerca delle scarpe serie ma non “le solite robe da vecchi”. Gli chiedo che stile ha in mente e mi risponde “boh, fammi vedere qualcosa che non fa schifo”, così, giusto per mettere subito le cose in chiaro.
Gli porto tre modelli nuovi appena arrivati dal laboratorio, fatti a mano, roba bella, e lui li guarda e fa una smorfia: “sembrano scarpe da impiegato sfigato”. A quel punto gli mostro il modello più costoso che abbiamo, quello che di solito mette tutti d’accordo, se le prova, cammina un paio di passi e dice che sono comode ma un po’ larghe.
Gli spiego che possiamo stringerle e adattarle meglio al piede, ma lui mi blocca subito dicendo che le tiene così perché tanto cammina deciso e che ha fretta, quindi vuole pagare e andarsene.
Paga ed esce.
Nemmeno cinque minuti dopo lo vedo dalla vetrina che attraversa il marciapiede tutto fiero, finché inciampa sul proprio laccio, prova a recuperare l’equilibrio facendo due passi storti e poi cade dritto davanti a un gruppo di ragazzini che iniziano a ridere.
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