Lavoro al banco ritiri della filiale italiana di un corriere espresso internazionale. Non guido il furgone: gestisco i pacchi in giacenza, le spedizioni in partenza e i clienti che vengono a ritirare di persona.
Quella mattina avevo davanti una signora arrivata per conto del marito. Possedeva la delega firmata, la copia della carta d’identità dell’intestatario e il messaggio con il numero della spedizione. Come proprio documento, però, aveva portato una patente scaduta da quasi un anno.
“Ma la fotografia… sono sempre io.”
“Non lo metto in dubbio, signora. Il sistema, però, richiede un documento in corso di validità della persona delegata.”
Il suo pacco non prevedeva lo svincolo mediante il solo PIN. Anche il codice presente nel messaggio serviva a individuare rapidamente la spedizione, non a sostituire l’identificazione. Mentre cercavo di spiegarle la differenza, squilla il telefono.
Rispondo e una cliente mi chiede se abbiamo già ricevuto il suo pacco.
“Mi può dare il numero della spedizione?”
Controllo: il collo risulta ancora nel centro logistico della provincia vicina. La cliente ha richiesto online la deviazione verso il nostro punto di ritiro.
“Il cambio è stato acquisito, ma il pacco deve essere separato, caricato sul mezzo diretto qui e registrato al nostro ingresso. Probabilmente arriverà domani.”
“Non può essere. Ho appena scelto il vostro punto.”
“Appunto. La richiesta è appena partita.”
“L’ho fatto almeno 20 secondi fa.”
Per qualche istante penso di non aver capito.
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