Al panificio entra una signora e si ferma davanti al banco.

“Buongiorno, prego.”

“Buongiorno, vorrei un filone di pane.”

La richiesta sembra semplice. Non avendo indicato preferenze particolari, prendo un filone senza semi e con una cottura media.

“Questo può andare bene?”

La cliente lo osserva a lungo.

“Hmmmm… no.”

“Come lo preferisce, signora?”

“Non c’è più quello… hmmm… hajsjdjdjrjrk. Lo vorrei più…”

Non riesco a capire l’ultima parola. Potrebbe indicare la cottura, la consistenza, la forma o una caratteristica del pane ancora sconosciuta alla panificazione moderna.

“Mi scusi, non ho capito. Lo vuole più cotto? Più morbido?”

“No, più… rugshwdjfjsj.”

Provo con un filone più scuro. Non va bene. Ne prendo uno più morbido, poi uno con i semi e infine una forma più larga. A ogni tentativo ricevo un nuovo verso e un’espressione insoddisfatta.