Aiutavo i miei genitori nel loro negozio di alimentari, soprattutto con le consegne. Viviamo in montagna e gli inverni erano rigidi.

Anche con -20 °C e quasi 1 metro di neve portavamo pane e spesa senza costi di consegna, spesso sputando sangue per completare il giro.

Dopo mesi così arriva finalmente la primavera. Una mattina una cliente sulla cinquantina, che avevamo servito regolarmente per tutto l’inverno, mi ferma.

“Da domani non portarmi più il pane.”

Temendo un problema, le chiedo se sia insoddisfatta della merce o delle consegne.

“No no, è sempre stato tutto perfetto e anche i prezzi sono ottimi. Però adesso non c’è più la neve, quindi posso tornare a comprare tutto al supermercato. Vi richiamo quando torna l’inverno: col freddo sono più comoda se mi servite voi.”

Ringrazio e cancello il suo nome dal giro delle consegne.

Con neve e gelo eravamo indispensabili; con la strada pulita tornava interessante il supermercato. Non avevamo aumentato i prezzi e non avevamo sbagliato una consegna: aveva semplicemente finito di aver bisogno della nostra fatica.

L’inverno successivo telefonò davvero, appena tornarono il freddo e la neve. I miei genitori ripresero a portarle il pane, perché in un piccolo paese funziona anche così.

Non era una cliente abituale, era una cliente meteorologica.