Qualche giorno fa sto lavorando alla cassa di un negozio per animali quando un cliente mi consegna un grosso sacco di crocchette all’agnello. Lo passo sul lettore e comunico il totale.
“Sono 16,50 €.”
“Come sarebbe? Sullo scaffale c’era scritto 14 €.”
“Probabilmente ha visto il prezzo della referenza al pollo. La confezione all’agnello costa 16,50 €.”
“No, no. Dove l’ho presa io c’era scritto 14 €.”
Gli spiego che ogni etichetta elettronica riporta sia il prezzo sia la descrizione completa del prodotto. A volte qualche cliente prende una confezione, cambia idea e la lascia nello spazio sbagliato, quindi non basta che un articolo si trovi vicino a un cartellino: bisogna controllare anche gusto e formato.
“A me non interessa. Se il sacco era lì, io lo pago 14 €.”
“Se l’etichetta riportasse il nome di questo prodotto e un prezzo diverso, le applicherei naturalmente il prezzo esposto. Ma se la descrizione indica le crocchette al pollo, non posso usarla per quelle all’agnello.”
“Io ho letto 14 €. Non devo mettermi anche a leggere tutto il resto.”
Il cliente insiste per diversi minuti. Alla fine gli propongo di accompagnarlo allo scaffale, così possiamo verificare insieme. Arriviamo nel reparto e troviamo il sacco all’agnello appoggiato nello spazio del pollo, mentre la sua posizione corretta è immediatamente accanto. Sotto entrambe le file ci sono descrizioni e prezzi distinti.
“Vede? Questa etichetta da 14 € riguarda il pollo. Quella dell’agnello indica 16,50 €.”
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