È successo ieri, in una di quelle giornate normali che poi normali non lo restano mai davvero.

Ero in ufficio, concentrato a fare gli orari di lavoro: fogli aperti, penna in mano, conti che non tornano mai al primo colpo. Stavo proprio entrando nel “flusso” quando, all’improvviso, sento chiamare dalla cassa:
«Puoi venire un attimo? Qui si è rotto qualcosa.»

L’altra cassa aperta aveva deciso di abbandonare il servizio, così mi alzo, lascio tutto a metà e mi metto io in cassa. La fila scorre tranquilla, qualche cliente, il solito via vai. A un certo punto si avvicina un anziano signore, direi sull’ottantina, curvo ma dignitoso, con due lumini tenuti con attenzione tra le mani.

Mi guarda con un sorriso timido e mi dice:
«Mi scusi… potrebbe accenderli

Resto un attimo spiazzato, poi rispondo con calma:
«Mi dispiace signore, ma dovrebbe prima pagarli e poi accenderli fuori, altrimenti rischiamo di far suonare l’allarme antincendio.»

Lui annuisce, ma insiste con gentilezza:
«Sì sì, li pago… però devo portarli al cimitero e non ho l’accendino.»