Sul bancone del forno abbiamo alcuni vassoi con pizzette rosse e alle olive. Sono coperti dal cellophane e davanti c’è un cartello molto chiaro: “Non toccare”.

Entra un uomo sulla trentina e si presenta come il marito di una nostra cliente abituale, una maestra che ogni mattina compra 2 o 3 pizzette e ci ricorda sempre di fare presto perché ha fretta.

“Sono il marito di XXX, quella che viene tutti i giorni e vi lascia un sacco di soldi.”

Sorrido e gli chiedo cosa desidera. Mentre ordina pane e pizza al taglio, però, solleva il cellophane e comincia a mangiare le pizzette esposte. Una, 2, 3.

“Se le vuole, gliele prendo io con le pinze. Come indica il cartello, i prodotti non si possono toccare.”

Lui continua a masticare.

“Ma io sono infermiere, ho il libretto sanitario! E poi, se le mettete qui, è come se offriste un rinfresco. Si possono prendere benissimamente.”

“Non è esattamente così. Sono esposte per la vendita: chi le desidera deve chiederle a noi.”

Continuo a sorridere, anche se in quel momento gli tirerei volentieri come un frisbee il vassoio da 1 kg che sto preparando.

“Io comunque sono il marito di XXX. Siamo clienti, ogni giorno vi lasciamo un sacco di soldi!”

Respiro profondamente. Se non avessi la cuffietta, probabilmente si vedrebbe il fumo uscirmi dalle orecchie.

“Per noi i clienti sono tutti uguali, sia che spendano 1 € sia che ne spendano 100. I prodotti, però, possiamo toccarli soltanto noi, con guanti e pinze.”

Nel frattempo è arrivato alla settima pizzetta. Io sto ancora cercando di ricostruire il suo ragionamento: ha ignorato un cartello e mangiato davanti a noi, ma considera tutto ciò un privilegio dei clienti abituali. O dei loro mariti.