Dopo anni in salone ho capito una cosa: nessuna scuola per parrucchieri ti prepara davvero alle conversazioni che avrai con i clienti.
Alcune sono così assurde che sembrano inventate…. ma sono tragicamente reali, vissute in prima persona!
Tipo:
“Come vuole fare la piega?”
“Col phon.”
Grazie.
Per un attimo avevo pensato di asciugarla col fiato.
Oppure mentre faccio lo shampoo:
“Come sente l’acqua?”
“Bagnata.”
Tecnicamente corretto.
Una delle mie preferite resta questa.
“Buongiorno, volevo prendere appuntamento lunedì.”
“Certo signora, mi dica.”
“Eh gliel’ho appena detto. Voglio appuntamento lunedì.”
“Sì signora, ma cosa deve fare?”
“Ma ce l’hai posto o no?”
“Se mi dice cosa deve fare riesco a vedere in agenda quanto tempo serve.”
“Vabbè, se non vuole lavorare…”
E riattacca.
Ancora oggi mi chiedo se altrove gli appuntamenti si prendano giocando a battaglia navale.
B7.
Colore.
Colpito.
Poi c’è la cliente che si siede e dice:
“Tagliameli.”
“Va bene signora, come li desidera?”
“Spiluccati.”
“Ok… cosa intende esattamente per spiluccati?”
“Eeeeh, a me le cose complicate mi fanno innervosire. Mi stai facendo innervosire.”
A quel punto l’unica risposta che mi veniva in mente era:
“Va bene, raso tutto?”
Oppure:
“Vorrei fare il colore.”
“Certo, quale?”
“Quello che faccio sempre.”
“Signora, è la prima volta che viene qui.”
“E quindi?”
O la cliente che arriva con una foto sul telefono.
“Li voglio così.”
Guardo la foto.
È una modella ventenne.
Alta un metro e ottanta.
Bionda naturale.
Occhi azzurri.
La cliente davanti a me ha sessant’anni, è mora e porta gli occhiali.
“Signora, posso avvicinarmi…”
“No no. Così.”
Come se bastasse una tinta e una piega per riscrivere il DNA.
E poi c’è la categoria più pericolosa.
“Mi raccomando, taglia pochissimo.”
“Va bene.”
“Pochissimo.”
“Certo.”
“Solo le punte.”
Taglio un centimetro.
Lei si guarda allo specchio.
“Non si vede niente.”
“Signora, mi aveva chiesto di tagliare pochissimo.”
“Sì, ma volevo che si vedesse.”
Ecco.
Quando riuscirò a capire questa frase avrò completato la mia carriera.
Nel frattempo continuo a fare capelli.
E ogni tanto anche sedute di interpretazione simultanea.
Lascia un commento