Il mio primissimo lavoro è stato come stagionale in una grande catena di giocattoli.

Ero giovane, inesperto e ancora convinto che, quando un cliente ti raccontava qualcosa guardandoti negli occhi, ci fosse almeno una discreta possibilità che fosse vero.

Una sera arriva alla mia cassa una giovane famiglia: madre, padre e una bambina di circa cinque anni. La madre appoggia sul bancone uno zainetto di Dora l’Esploratrice.

Faccio il solito discorso su carta fedeltà e promozioni, poi passo il codice a barre.

Sul monitor compare un pacchetto di carte collezionabili da 4,99 euro.

“Beh… questo non è giusto.”

Fino a quel momento non avevo neanche sollevato lo zaino. La donna lo aveva appoggiato sul bancone con l’etichetta rivolta verso l’alto e io avevo dato per scontato che si trattasse semplicemente di un codice sbagliato.

Alcuni zaini avevano un secondo codice a barre vicino alla cerniera, quindi lo prendo per cercarlo.

Ed è in quel momento che sento il peso.

Troppo pesante.

Decisamente troppo pesante per essere uno zaino vuoto.

Apro la cerniera, lo capovolgo sul bancone e ne cade fuori una piccola montagna di giocattoli.

Io, ancora inspiegabilmente in modalità servizio clienti, guardo la donna.

“Voleva acquistare anche questi?”

“No.”

Poi, senza la minima esitazione:

“Non avevo idea che ci fossero dei giocattoli dentro. Deve averceli messi mia figlia.”

La bambina interviene immediatamente.