Ero giovanissima e lavoravo nel centro stampa di un grande negozio di articoli per ufficio e cartoleria.

Un giorno si avvicina al bancone un signore anziano che, invece di fermarsi davanti, prosegue tranquillamente ed entra nello spazio riservato ai dipendenti.

“Signore, qui dietro non può entrare. Abbiamo taglierine, rilegatrici e plastificatrici: è un problema di sicurezza.”

Lui si ferma, mi guarda e comincia improvvisamente a imitarmi con una vocina acuta ed esagerata.

“Ooooooh, potrei farmi male! Oddio, ho toccato il bancone! Potrei sanguinare! Che pericolo!”

Agita le braccia come un attore in una recita venuta male. Io rimango immobile, più stupita dalla sua immaturità che realmente arrabbiata.

Finalmente se ne va, ma dopo un minuto torna indietro e ricomincia.

“Ooooooh, devo stare attento! Non vorrei procurarmi un terribile… taglio con la carta!”

All’epoca non avevo ancora sviluppato quel pelo sullo stomaco che ti cresce dentro dopo anni di lavoro con il pubblico, quindi ormai ero visibilmente infastidita.

Lui mi guarda e sorride.

“Dai, sorridi!”

“No, signore, non sorrido. Quello che sta facendo e dicendo non è divertente.”

“La vostra generazione non sa accettare una cazzo di battuta.”