Probabilmente è stato l’anno più caldo di sempre e nonostante l’aria condizionata a manetta, ero letteralmente accaldata, probabilmente anche a causa della premenopausa (ho 47 anni).

In quel momento non avevo clienti, quindi ero rimasta vicino alla cassa a farmi aria con un volantino.

Una donna sulla trentina arriva con il carrello e mi osserva prima ancora di appoggiare la spesa.

“Quindi io le do i miei soldi e lei viene pagata per stare lì a sventolarsi?”

Rimetto subito il volantino sotto il banco e comincio a passare gli articoli.

“Mi scusi, in quel momento non c’era nessuno in fila.”

“Preferisco andare da una cassiera meno pigra. Almeno i miei soldi li do a qualcuno che lavora.”

Quella frase mi lascia perplessa.

“Guardi che il pagamento va al supermercato, non direttamente a me.”

La donna indica il cassetto aperto della cassa.

“Non dica sciocchezze. Tutti quei soldi li prende lei.”

Per capire se stesse scherzando, le spiego che a fine turno il contenuto viene contato, registrato e consegnato. Io ricevo uno stipendio indipendentemente dal numero di clienti passati dalla mia postazione.

“E allora perché siete così interessate a farci comprare?”

“No, guardi, non ho nessun interesse a farle comprare qualcosa. Io faccio la cassiera, non la promoter, comunque è un’attività commerciale per cui è normale che ci sia interesse nell’avere dei clienti.”