Gestisco una scuola di teatro e, in alcuni periodi, organizziamo eventi aperti al pubblico su prenotazione. Per alcuni giorni avevamo trasformato gli spazi in un’escape room horror ispirata ai racconti di Edgar Allan Poe: scenografie, attori, indizi e turni indicati chiaramente su ogni locandina.
Terminata l’ultima sessione, avevamo rimesso tutto in ordine e chiuso la struttura. Ero ormai rientrato a casa quando squillò il telefono.
“Pronto, salve… Volevamo prenotare l’escape room.”
“Certo, per quale giorno?”
“Adesso. Stiamo arrivando, saremo lì tra tre minuti.”
Pensavo di aver capito male.
“Adesso non è possibile. L’ultimo turno è terminato e la struttura è chiusa.”
“Ah, quindi non possiamo farla?”
“No, siamo già tutti a casa. L’evento continua nei prossimi giorni, però: potete prenotare uno dei turni disponibili.”
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