Ho chiesto il frullato con l’acqua e ho scatenato una reazione degna di un affronto personale.

Poco lontano da casa aveva aperto un negozio di frullati, e ci ero andato volentieri. Solo che la ragazza al banco, ogni volta, ci annegava dentro una quantità industriale di latte, tanto che della frutta non restava neppure il ricordo. La prima volta pazienza, la seconda pure, ma io in un frullato il gusto della frutta lo voglio sentire, non ritrovarmi con un frappé.

Non me la sono sentita di dirle “guarda che così sembra un frappé”, quindi un giorno mi armo di coraggio e provo con la richiesta più innocente del mondo.

“Scusa, sarebbe possibile averlo con l’acqua invece che col latte, per favore?”

Lei si blocca, mi guarda come se avessi bestemmiato.

“Con l’acqua? Guarda che se vuoi abbiamo il latte di soia.”

“Grazie, ma se non è un problema preferirei l’acqua.”

“Vabbè.”

Una scrollata di spalle, l’espressione di chi pensa “te la sei cercata”, e prepara il frullato con una faccia nera come la pece, per poi sbattermelo sul bancone come fosse una condanna. Il frullato, va detto, era buonissimo. Eppure ancora oggi mi chiedo cosa avrò mai detto di così grave da farla arrabbiare a quel modo.