Stamattina, nel negozio di ottica dove lavoro a Venezia, entra un vecchietto simpaticissimo con un paio di occhiali da rimettere a posto.
Mi spiega il problema, li prendo e comincio ad armeggiare con le pinze finché non riesco a sistemarli. Poi glieli faccio indossare per controllare che siano dritti e comodi.
“Ah, perfetti signorina, grazie! Le devo qualcosa?”
“Ma no, si figuri, siamo qui apposta. Posso fare altro?”
Lui ci pensa un attimo, poi mi guarda serissimo.
“Sì, potrebbe mica regalarmi una gazzella?”
Una gazzella.
Rimango ferma a fissarlo mentre il mio cervello va in blackout. Lo spengo, lo riaccendo e provo a elaborare la richiesta nel giro di cinque secondi. Gazzella, animale, ungulato, stessa famiglia del daino. Daino. Pelle di daino. Pulizia degli occhiali.
Forse ci sono.
Prendo una delle nostre pezzuole e gliela porgo, ancora poco convinta, aspettandomi da un momento all’altro che mi chieda dove siano le corna.
Lui la prende e sorride soddisfattissimo.
“Grazie, fantastico! Le vostre sono davvero ottime, fanno gli occhiali brillanti.”
La mette via con cura, mi saluta e se ne va tutto contento. Io resto dietro al bancone con una certezza nuova: in veneziano, evidentemente, anche le gazzelle puliscono gli occhiali.
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