Sono al funerale del padre di un’amica. Alla fine della cerimonia restiamo per qualche minuto fuori dalla chiesa e incontro una delle sue zie, che lavora vicino al locale in cui faccio alcuni turni.

“Ehi, Roby, ci vediamo dopo allo chalet?”

“No, ormai lavoro lì soltanto 2 giorni alla settimana, lunedì e mercoledì.”

“Come mai?”

Le spiego che sto scrivendo la tesi e non riesco più a lavorare 10 ore al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana. L’ho fatto per 3 anni, ma in questa fase preferisco avere una piccola entrata e abbastanza tempo per finire l’università.

La conversazione potrebbe chiudersi tranquillamente lì. Invece interviene un uomo che non conosco e che, fino a quel momento, non ne faceva parte.

“Eh, i soliti giovani che non hanno voglia di lavorare. Dì la verità: non hai voglia di lavorare.”

Lo guardo, cercando di capire perché uno sconosciuto senta il bisogno di giudicare le mie scelte proprio davanti a una chiesa, alla fine di un funerale.