Sono al funerale del padre di un’amica. Alla fine della cerimonia restiamo per qualche minuto fuori dalla chiesa e incontro una delle sue zie, che lavora vicino al locale in cui faccio alcuni turni.
“Ehi, Roby, ci vediamo dopo allo chalet?”
“No, ormai lavoro lì soltanto 2 giorni alla settimana, lunedì e mercoledì.”
“Come mai?”
Le spiego che sto scrivendo la tesi e non riesco più a lavorare 10 ore al giorno per 6 o 7 giorni alla settimana. L’ho fatto per 3 anni, ma in questa fase preferisco avere una piccola entrata e abbastanza tempo per finire l’università.
La conversazione potrebbe chiudersi tranquillamente lì. Invece interviene un uomo che non conosco e che, fino a quel momento, non ne faceva parte.
“Eh, i soliti giovani che non hanno voglia di lavorare. Dì la verità: non hai voglia di lavorare.”
Lo guardo, cercando di capire perché uno sconosciuto senta il bisogno di giudicare le mie scelte proprio davanti a una chiesa, alla fine di un funerale.
3 Agosto, 2022 alle 6:42 am
Senza contare che anche scrivere una tesi è un lavoro psicologicamente sfiancante. Esperimenti che non riescono, ore passate in biblioteca a cercare fonti, tutor che non rispondono, relatori che ti fanno riscrivere interi capitoli, l’ora X della consegna che si avvicina e se sfori devi pagare la retta per un altro anno. Gente sul punto di rinunciare e cercare lavoro in fabbrica ne ho vista tanta.