Erano le 20 passate, avevo già spento metà delle luci e stavo passando lo straccio prima di tornarmene finalmente a casa.
Non avevo ancora chiuso la porta a chiave e infatti entra una signora con il figlio.
“Signora, guardi che siamo chiusi.”
Lei indica la porta, quasi sorpresa che dovessi spiegarglielo.
“Ma era aperto, altrimenti come entravo, scusami?”
Come darle torto? In fondo chi non entra in un negozio deserto, con metà delle luci spente e la commessa che lava il pavimento?
Cerco comunque di essere gentile.
“Le serve qualcosa in particolare?”
“No, do solo un’occhiata.”
Perfetto.
Poso lo straccio e aspetto mentre lei gira tranquillamente tra gli scaffali. Dopo un po’ noto il bambino davanti alla vetrina: prima ci alita sopra, poi appoggia direttamente la bocca sul vetro.
“Signora, suo figlio però non può fare così sulla vetrina.”
Lei lo guarda e risponde come se fossi io quella strana.
“Sì invece. Vede gli altri bambini fuori e lo fa anche lui, che male c’è?”
A quel punto ero troppo stanca per capire il collegamento tra vedere altri bambini e dover comunicare con loro leccando un vetro.
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