Era il 2010, pieno inverno, alle 18:00. Lavoravo come custode in una banca, controllando accessi e sicurezza.

Gli ospiti erano usciti e rimanevano pochi impiegati. Dalle telecamere vedo una signora con vestito rosso attillato, capelli neri, tacco 12 e occhiali da sole. Era già buio, ma vabbè.

Entra nell’edificio e si rivolge a me.

“Devo prendere la macchina nel box. Da che parte mi scendo?” (ha detto proprio così)

“Le apro io la porta automatica. Quando arriverà alla sbarra, aprirò anche quella: la vedo dalle telecamere.”

La soluzione, anziché tranquillizzarla, la insospettisce.

“Eh, ma mica ci potete spiare così. C’è la privacy.”