Cartoleria.

Lavoro in una cartoleria che offre diversi servizi, tra cui identità digitale e ritiro dei pacchi. Un lunedì pomeriggio, tra una pratica SPID e l’altra, entra un uomo sulla cinquantina con il cellulare in mano.

Mi spiega di avere ricevuto un messaggio dal corriere: una spedizione sarebbe in giacenza presso il nostro punto di ritiro.

Gli chiedo nome e cognome, poi controllo tutti i pacchi presenti. Non trovo nulla.

“Probabilmente deve ancora arrivare. Se apre il collegamento con la lettera di vettura, controllo il tracciamento.”

L’uomo apre il link contenuto nel messaggio e mi porge il telefono. Quello che vedo non ha alcun senso: il codice rimanda a una spedizione effettuata mesi prima, già consegnata in Valle d’Aosta.

Noi siamo in provincia di Treviso.

“Può mostrarmi il messaggio completo?”

Lo leggo e riconosco il classico tentativo di truffa: comunicazione generica, collegamento sospetto e richiesta di inserire dati o pagare una piccola somma per sbloccare una consegna inesistente.

“Questo messaggio non arriva dal corriere. È un tentativo di truffa, quindi non apra altri collegamenti e non inserisca dati.”

Lui non sembra completamente convinto.

“Però io forse sto aspettando qualcosa.”

“Sa da quale negozio?”

“Boh. Compro su Wish-you-were-here, Alibabà e i 40 ladroni, Temu che nun m’arrivi… non mi ricordo.”

Gli mostro che il tracciamento riguarda un’altra regione e una consegna già conclusa. Gli consiglio di controllare gli ordini direttamente dalle applicazioni usate per gli acquisti, non tramite il link ricevuto.

Mi ringrazia ed esce, anche se con l’aria di chi pensa che il pacco possa essere comunque nascosto nel retrobottega.

Mercoledì pomeriggio entra una donna sulla cinquantina.

“Devo ritirare una spedizione per mio marito.”

Cerco nuovamente il nome. Nessun pacco.

“Ha il messaggio del corriere?”