Sabato sera, ristorante pieno. All’ingresso si era formata una fila di persone senza prenotazione.

La collega alla reception comunicava a tutti la stessa attesa: circa 20 minuti.

Arriva un uomo con altre 3 persone. Ascolta la spiegazione, ma nota un biglietto da visita del ristorante appoggiato sul bancone.

Sopra c’era il nome della titolare, Andrea, un nome che molti interpretavano automaticamente come maschile.

Il genio non ci pensa due volte e subito dice alla collega:

“Io conosco Andrea. Vada a chiamarlo e vedrà che un tavolo salta fuori.”

La collega gli chiede se avesse una prenotazione oppure se la titolar fosse stata informata del suo arrivo.

“Non serve. Siamo amici da anni. Gli dica semplicemente che ci sono io.”

Ero vicino all’ingresso e avevo già assistito altre volte a quella strategia. Mi offro immediatamente di andare a chiamare “Andrea”.

La titolare conosceva bene il meccanismo. Quando le riferisco che un suo vecchio amico la stava aspettando, mi chiede soltanto:

“Questa volta da quanti anni ci conosciamo?”

“Parecchi.”

Raggiunge l’ingresso. Il cliente, vedendo arrivare una donna, continua a guardare dietro di lei, aspettando evidentemente un’altra persona.

“Buonasera, sono Andrea. Ci conosciamo?”

L’uomo resta fermo per qualche secondo.