Lavorare in farmacia significa vedere di tutto.
Gente che entra con ricette scritte in geroglifico, persone che chiedono farmaci descrivendoli come se stessero parlando di un animale mitologico (“Era rotonda… o forse ovale… comunque bianca”), ma soprattutto loro: gli esperti di medicina improvvisati. Quelli che “ho letto su internet”, “me l’ha detto una volta il medico”, “lo prendeva mio cognato ed è guarito”.
Oggi tocca a una signora sulla sessantina.
Occhiali sul naso, borsa ben organizzata, aria determinata.
Cammina verso il bancone con la sicurezza di chi non è venuta a chiedere: è venuta a ordinare.
— “Salve, mi dia un antibiotico.”
Così. Diretto. Senza preamboli. Senza esitazioni.
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