Suona il telefono della cassa.
«Buongiorno, sono Antonella di **, come posso aiutarla?»
Dall’altra parte una voce maschile, impostata, sicura di sé, con quella cadenza di chi è abituato a essere ascoltato.
«Sa, sono **, sono un magistrato e mia moglie è avvocato. Mia moglie, che è stata molto carina, mi ha regalato questo cappotto. Sa, quando ero all’università portavo una 50, ora invece porto una 52 e mia moglie si è sbagliata. Devo cambiare la giacca ma ho perso lo scontrino. Sa, sono un magistrato e mia moglie un avvocato. Come cliente ho il diritto a cambiarlo».
Antonella si sistema meglio la cornetta tra spalla e orecchio. Davanti a lei la fila avanza lenta: una signora con un foulard rosso, un ragazzo che guarda distrattamente il cellulare, una bambina che gira su sé stessa facendo frusciare il suo piumino.
«Scusi, ma senza scontrino la merce non si può cambiare».
Un breve silenzio, poi la voce si irrigidisce.
«Ma sono un magistrato e mia moglie un avvocato».
Antonella inspira. Non è la prima telefonata difficile della giornata. La mattina è iniziata con un cliente che pretendeva lo sconto del Black Friday a febbraio.
«Scusi, ma non c’entra. Non può fare comunque il cambio senza scontrino».
La voce dall’altra parte si fa più tagliente.
«Allora chiamo i carabinieri e, sa, sono un magistrato».
La signora col foulard rosso alza un sopracciglio, intuendo dal tono che la conversazione si sta facendo interessante. Antonella, invece, guarda il cartello plastificato attaccato accanto alla cassa: “I cambi sono consentiti entro 30 giorni con scontrino.” Lo conosce a memoria.
«Faccia quello che ritiene giusto. In qualunque caso il reso non può farlo senza scontrino».
Un sospiro teatrale attraversa la linea.
«Passerò domani in negozio e il reso dovete farmelo, sa, sono un magistrato!»
La chiamata si interrompe con un clic secco.
Antonella rimane un attimo con la cornetta in mano, poi la posa lentamente. La signora col foulard si avvicina e sussurra con un mezzo sorriso: «Immagino fosse un altro magistrato…».
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