Durante il fine settimana c’è una mole di bambini notevole. Una marea. Un’orda festante, urlante, appiccicosa di succo di frutta e glitter.
Ergo, non riusciamo a ricordarci i nomi di tutti quelli che entrano. Ci proviamo. Facciamo del nostro meglio. Ripetiamo mentalmente: Tommaso maglietta verde, Giada con le treccine, Leonardo con gli occhiali, Sofia che morde. Ma dopo la ventesima merenda e il decimo “mi scappa la pipì”, il cervello inizia a fare buffering.

Arriva una mamma, un sabato pomeriggio, con quell’aria decisa di chi ha parcheggiato in doppia fila e non vuole perdere tempo.

“Salve, sono la mamma di MariaGiulia.”

Panico.

MariaGiulia?
Nel mio database mentale risultano tre Sofia, due Ginevra, un Diego che nega di chiamarsi Diego e una “cucciola” di cui nessuno conosce il nome reale. Ma MariaGiulia… il vuoto cosmico.

Sorrido. Quel sorriso professionale che significa: non ho idea di chi stia parlando, ma manteniamo la calma.
Inizio a urlare il suo nome, sperando che mi senta e veda sua madre.

“MariaGiuliaaaa!”

Niente.
Solo un Tommaso che mi guarda offeso perché non l’ho chiamato.

“MariaGiulia!”
Silenzio.
Una bambina mi risponde “Io sono Giulia, ma non Maria.” Ottimo, grazie per la precisione.

“Ah, è una bimba biondina,” esclama la madre con nonchalance, come se mi stesse dando la coordinata fondamentale per sbloccare il mistero.