Nei weekend lavoro presso una nota catena di librerie.
Sabato scorso entra lei: sulla sessantina, ben truccata, ben vestita, profumo forte che arriva mezzo secondo prima di lei e immancabile cagnolino da borsetta che spunta con la testolina e guarda tutti con quell’aria da “io qui comando più di voi”.

Dopo un po’ la vedo girare tra gli scaffali con molta calma, prendendo libri, rimettendoli a posto, sfogliandone altri come se fosse in biblioteca. Il cagnolino nel frattempo viene appoggiato qua e là sui tavoli delle novità editoriali come fosse un soprammobile.

Dopo una decina di minuti arriva in cassa con un libro.

“Buongiorno, me lo fa in confezione regalo?”

“Certo signora.”

Inizio a prendere carta, nastro, forbici, quando mi ferma.

“Aspetti! Mi serve una penna per scrivere una dedica.”

Le passo una penna dal banco.
Lei prende il libro e si allontana verso uno dei tavolini nella sala, si siede con calma, appoggia il cagnolino accanto e comincia a scrivere la dedica con grande concentrazione, testa piegata e penna che scorre lenta.

Io nel frattempo continuo a lavorare e servo altri clienti. Passano cinque minuti, poi dieci. La perdo completamente di vista.

A un certo punto la vedo tornare verso la cassa.