Lo chiamavano il Decreto.
Non perché qualcuno l’avesse mai letto davvero, ma perché aleggiava sopra le nostre teste come una leggenda metropolitana: tutti ne parlavano, nessuno lo conosceva fino in fondo, ma ognuno era assolutamente certo di avere ragione.
Ogni giorno era una variazione sul tema.
Lavoro in una catena di ristoranti, di quelle dove la gente entra già con fame, fretta e poca voglia di sentirsi dire cosa fare. Io, invece, sono lì con una divisa, un sorriso allenato e una frase che ormai mi esce in automatico:
“Mi scusi, per entrare deve indossare la mascherina!”
E lì… inizia lo spettacolo.
C’è sempre quel momento preciso. Quello sguardo.
Quello in cui ti guardano come se li avessi accusati di alto tradimento.
“Sì, ma io so che non è più obbligatoria.”
E tu respiri. Piano.
“No, mi spiace, nei luoghi chiusi lo è, quindi per ordinare la dovete indossare.”
“Sì, ma non è giusto, quelli seduti ai tavoli stanno tutti senza!”
“Certo, stanno mangiando e quando hanno ordinato avevano la mascherina.”
Lascia un commento