Negozio di articoli per la casa. Una cliente si presenta in cassa con un prodotto preso dal reparto occasioni.
Era già scontato del 70% per un piccolo difetto estetico, una graffiatura minuscola, di quelle che devi cercare apposta per trovarla.
Me lo appoggia davanti.
“Vorrei uno sconto.”
“Signora, è già scontato del 70%.”
“Sì, ma è rovinato.”
“Esatto. È proprio per quello che è scontato.”
Indica il graffio con un dito, come fosse una prova decisiva.
“Appunto.”
“Signora, il prezzo ridotto tiene già conto del difetto.”
Ma il problema, evidentemente, non era il difetto. Il problema era un altro.
“Sì, però io ho visto prima il prezzo e poi il graffio.”
Resto in silenzio un attimo.
“Se avessi saputo subito che era danneggiato, avrei percepito lo sconto. Ma io ho visto prima il prezzo.”
Cerco di elaborare la frase. Invano.
“Signora, lo sconto resta lo stesso indipendentemente dall’ordine in cui ha visto le informazioni.”
“Non è giusto.”
“Perché?”
“Perché non mi sembra di aver ottenuto uno sconto.”
A quel punto capisco che non stiamo più parlando di matematica. Stiamo parlando di emozioni.
Allora prendo il cartellino e glielo mostro.
“Guardi, il prezzo originale era questo.”
“Ecco, adesso sì che ha senso.”
Da quel momento sembra improvvisamente soddisfatta, come se il prodotto fosse diventato più conveniente nei trenta secondi precedenti. Stesso articolo, stesso difetto, stesso prezzo. Era cambiato soltanto l’ordine in cui aveva ricevuto le informazioni.
Compra l’oggetto e se ne va contenta.
Io invece resto qualche minuto a riflettere, perché quel giorno ho scoperto che per alcune persone uno sconto non è una questione di soldi. È una sensazione.
Commenti recenti